Il Basso Medioevo

La Storia di Mezzago

Il primo personaggio che incontriamo é un certo “Guifredus de Amezago”, che verso la fine del sec. XI ricopriva l’ufficio di notaio del sacro palazzo imperiale. In una investitura livellaria di una pezza di terra in territorio di Vimercate del gennaio 1222 compare il notaio “Johannesbellus de Amezago”. 

Un atto di vendita di un sedime di casa nel luogo di Ornate fu rogato nel settembre 1239 dal notaio “Beltramo de Amezago”. E ancora in un documento datato al 31 maggio 1385 incontriamo Giovannolo de Menzago”, ufficiale delle vettovaglie nella città di Milano.
L’eredità dei “da Mezzago”, una volta decaduti e trasferitisi nei centri urbani, fu raccolta dagli Umiliati, una confraternita di monaci che esercitavano l’industria della lana. La presenza di una casa di Umiliati nei secc. XIII e XIV in Mezzago è ricordata, a detta di Dozio, in numerosi documenti, ma non è facile precisare dove essa fosse situata.
Secondo il Dozio tale monastero doveva essere annesso alla chiesa di San Vittore (oggi scomparsa), ma sembra più probabile l’ipotesi di Picozzi, secondo il quale gli Umiliati risiedevano nella torre che sorge nella piazza principale del paese.

 

Proprio negli anni della loro scomparsa (seconda metà del sec. XIV) si registra la presenza di un personaggio di eccezione: il signore di Milano Bernabò Visconti (1354-1385). Una lettera inviata da Bernabò al podestà di Cremona e datata “Mezagi 10 gennaio 1367” dimostra che questo potentissimo e temutissimo signore dimorava di frequente nel nostro paese, dove veniva a cacciare nelle sue tenute ricche di selvaggina. In un altro documento del 28 gennaio 1381, Bernabò faceva dono di tutti i suoi beni di Mezzago al monastero di S. Eustorgio di Milano.
Per farci un’idea dell’aspetto che aveva Mezzago nel Medioevo (XII-XIII sec.), dobbiamo immaginare un piccolo villaggio costituito da un gruppo di case di legno, piccole e basse e con il tetto di paglia, che si addossavano altre elementi dominanti il paesaggio: la torre, la chiesa di S. Vittore e la chiesa di S. Maria. Tutt’intorno si stendevano pochi campi, in cui si coltivavano i cereali (segale, avena, miglio, panico, frumento) e la vite, e grandi distese di boschi (castagni, querce, noccioli, roveri d’alto fusto), pascoli e brughiere.
Le condizioni dei contadini, vincolati alla terra (servi della gleba) e soggetti a obblighi pesantissimi, erano assai tristi: dediti al lavoro dei campi dall’alba al tramonto del sole, continuamente assillati dalla fame, costretti a vivere entro i confini del feudo dalle leggi oppressive del signore e dalla costante minaccia di briganti e bestie feroci.
I raccolti, data la primitività degli strumenti agricoli e la frequenza delle calamità naturali, erano molto scarsi e il più delle volte insufficienti ad assicurare il necessario fabbisogno alimentare.
Per completare il quadro occorre aggiungere le guerre, le devastazioni e le epidemie che decimavano la popolazione e riportavano il numero degli abitanti ai valori iniziali, se non addirittura più bassi.

 

La storia di Mezzago nel sec. XV riflette e, per così dire, è condizionata dalla situazione generale in cui venne a trovarsi il ducato di Milano, al cui dominio apparteneva anche il nostro paese.
Con la morte di Gian Galeazzo Visconti (1402), cominciarono a manifestarsi disordini, guerre e calamità che tennero in agitazione la città e il territorio di Milano per circa un cinquantennio. Il figlio e successore Giovanni Maria moriva prematuramente nel maggio 1412, vittima di una congiura ghibellina. Il fratello Filippo Maria (1412-1447), oltre a dover fronteggiare le difficoltà interne, si trovò coinvolto in una serie di guerre per la difesa dei propri domini contro la Repubblica di Venezia.
Per tutta la prima metà del Quattrocento la nostra zona, teatro degli scontri bellici tra Visconti e veneziani, dovette sopportare il peso del transito degli eserciti e dei saccheggi, che incisero negativamente sulle condizioni di vita delle nostre popolazioni. A questi mali si devono aggiungere le epidemie pestilenziali: se ne registrano nel 1402, 1417, 1451.

Con il passaggio del ducato di Milano a Francesco Sforza (1450-1466) e la riorganizzazione politica e amministrativa dello stato inizia un periodo di pace, indispensabile alla ripresa economica e demografica del paese. Si sentiva però la necessità di un rafforzamento delle misure di sicurezza nello scacchiere orientale dello stato, lungo il corso dell’Adda al confine con la Repubblica di Venezia. Per questo motivo la comunità di Mezzago con Bellusco, Sulbiate e Cornate fu costretta a provvedere al mantenimento del castellano Pietro Brindisi, residente nella torre di Cornate, mediante il tributo di “mozatre de frumento”. Poiché la nostra comunità, al pari delle altre, si rifiutava di consegnare la quantità di frumento dovuta, il segretario ducale Cichus, il 5 ottobre 1450, inviava una lettera al Capitano della Martesana di Vimercate perché costringesse i comuni a pagare.

Il 1° gennaio 1475 il territorio di Mezzago veniva incluso nel feudo di Vimercate sotto la giurisdizione del conte Borella Secchi, prefetto delle scuderie ducali, al quale spettavano i dazi del pane, del vino e della carne.
Nella seconda metà del secolo a Mezzago si afferma il potere di una ricca famiglia che svolgerà un ruolo di primo piano nelle vicende storiche del paese: quella dei Biffi. Un certo Simone Biffi, con testamento rogato il 4 aprile 1481, lasciava un campo di circa 11 pertiche il cui reddito doveva servire all’acquisto di una corrispondente quantità di sale da distribuirsi ai più poveri e bisognosi della comunità.
Un altro insigne personaggio di questa famiglia fu don Giovanni Biffi (1464-1530), cappellano ducale e autore di opere latine in prosa e in poesia, tra cui i “Carmina in laudem Annunciationis B.M.M.” e “Miraculorum vulgarium B.V.Mariae in carmen traductio”.

Oltre ai Biffi, nei documenti del sec. XV compaiono altri possessori di fondi che acquistano, vendono o permutano beni situati a Mezzago. Le proprietà più rilevanti erano quelle appartenenti alla chiesa dì S. Maria (beneficio parrocchiale), al monastero di S. Marco di Milano, ai frati di S. Agata di Monza e della Canova di Milano (succeduti agli Umiliati), alla chiesa di S. Vittore e ai “da Corte”, una ricca famiglia patrizia che andrà acquistando sempre maggior prestigio fino a offuscare la potenza dei Biffi.
Il territorio era occupato da campi in cui predominavano i cereali (segale, frumento, miglio, avena, orzo) e la vite, da boschi che fornivano legna da ardere e materiale utilizzabile nei lavori di paleria, dalle brughiere adibite a pascolo collettivo, da prati e da zone ancora incolte.

L’attività agricola, a cui si dedicava la quasi totalità della popolazione, conferiva al paese una tipica struttura rurale che si manifestava in unità abitative che prendevano il nome di “sedimi”. Il sedime, nella sua forma più complessa, era costituito dagli edifici adibiti ad alloggio con annesse le stalle, la corte, l’aia, il forno, il pozzo e la cantina. A volte, nella parte centrale del complesso, si innalzava un fabbricato tipico della campagna lombarda: la colombaia.
Di questo periodo a Mezzago restano pochi ma significativi resti nella corte della Cooperativa, in un caseggiato della corte Brioschi a S. Maria, nella torretta Colombera di via Indipendenza 24 e nel castelletto della Cascina Orobona.

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