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Chiesa S. Gerolamo
Periodo Storico XVII sec.
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- Chiesa S. Maria Assunta
- Villa Brasca
- Chiesa S. Gerolamo
- Palazzo Archinti
La chiesa di S. Gerolamo fu costruita nella seconda metà del Seicento per volere del rev. Gerolamo da Corte, canonico lateranense appartenente a una della famiglie più illustri di Milano che possedeva la maggior parte dei beni presenti a Mezzago.
La proprietà, o meglio il giuspatronato dell’edificio e delle adiacenze, passò poi alla Fabbrica di S. Fedele di Milano, quindi alla famiglia Archinti, poi ai Rocchi, ai Perelli e infine alla parrocchia.
La chiesa è priva di un vero e proprio campanile, disponendo soltanto di una campanella sorretta da due pilastri poggianti sul tetto della chiesa stessa.
La pianta è rettangolare (15×6.45 metri), con una sola navata.
L’altare fu costruito, come attesta un’iscrizione, dal prete Carlo Rocchi nel 1825. Il tabernacolo è del 1880, acquistato con le offerte delle operaie mezzaghesi dei quattro incannatoi allora attivi.
Nella parete absidale, in una importante cornice barocca, si conserva una grande tela settecentesca del pittore Giovanni Perabò, rappresentante la Beata Vergine Maria con San Gerolamo e gli attributi del santo, ovvero un angelo e un leone.
Sul lato sinistro si trova una grande urna con Maria Bambina, mentre sul lato destro è conservata una statua di Sant’Antonio.
Lungo le pareti sono esposte le quattordici stazioni della Via Crucis realizzate nel 1897, dono della famiglia Maggi.
La chiesetta di San Gerolamo viene portata allo stato attuale con un restauro nel 1984 e tuttora è aperta ai fedeli e in uso per le celebrazioni.
La chiesa in paese è nota come “la gesòla” (piccola chiesa); questo soprannome probabilmente ha origine in un documento del 1524 in cui viene citata appunto la “la gesòla”, una chiesa collocata geograficamente esattamente dovei oggi sorge quella di San Gerolamo.
Dalle memorie di Don Picozzi:
“Dell’oratorio di S. Gerolamo trattiamo con tanto piacere, perché caro a tutti noi e il solo che esiste in parrocchia.
È nel centro del paese, e serve di chiesa sussidiaria e di stretto uso della stessa (1866).
Ci si presenta bastevolmente decoroso, con un bel quadro ad olio raffigurante:
il Santo Dottore, con la Beata Vergine e l’Angelo Custode, e un leone con gli occhi che si direbbero viventi. […]
Recentemente l’Oratorio fu da tre lati cinto di muro,
lasciando che la facciata goda del piccolo sagrato attorniato di platani.”