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La Battaglia di Ponte Milvio
Vicolo S. Vittore
Periodo Storico XX sec. (1939)
PERCORSO GUIDATO
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Grotta Madonna di Lourdes
via Concordia, 54 -
Madonna Immacolata
via Concordia, 41 -
Madonna col Bambino
via don Minzoni, 17 -
Madonna Immacolata
via don Minzoni, 8 -
Madonna Immacolata
via Concordia 20/5 -
Madonna col Bambino
vicolo S. Vittore -
Madonna Immacolata
vicolo S. Vittore -
Gesù Crocefisso
vicolo S. Vittore -
Madonna col Bambino
vicolo S.Vittore -
La battaglia di ponte Milvio
vicolo S. Vittore -
Crocefissione
Madonna Addolorata
via Concordia, 3 -
Madonna col Bambino
Madonna Immacolata
Gesù di Praga
via Concordia, 3/9 -
Madonna Immacolata
via Unione, 3 -
Sacro Cuore di Gesù
Palazzo Archinti (androne) -
Nicchia vuota
vicolo Perelli, 1 -
Madonna col Bambino
vicolo Perelli, 61 -
Sacro Cuore di Gesù
Bambino di Praga
via Matteotti, 52 -
Madonna Immacolata
via Matteotti, 65 -
Sacro Cuore di Gesù
vicolo Perelli, 53/1 -
S. Antonio di Padova
vicolo Perelli, 39 -
Madonna Regina
piazza Libertà, 2/5 -
Madonna di Caravaggio
via Indipendenza, 26 -
Madonna ignota
via Indipendenza, 51A -
S. Giuseppe
via, Indipendenza, 52 -
Nicchia vuota
via Indipendenza, 73 -
Cappella dei Re Magi
via Pozzo, bosco in città -
Cappella del Lazzaretto
via Rio Vallone -
Cappella Maggi
via della Cooperazione, bosco dei 100 anni -
S. Gallo
Cascina Orobona
Pittura murale in vicolo S. Vittore che rappresenta la battaglia di Ponte Milvio (312 d.C.), nella quale Costantino sconfisse Massenzio.
L’idea di questo affresco è nata da una singolare coincidenza: il noto episodio del sogno di Costantino, al quale prima della battaglia sarebbe apparsa una grande croce con la scritta “In hoc signo vinces” (con questo segno vincerai), e il committente che, guarda caso, rispondeva al nome di Signo Adolfo (1887-1966).
Adolfo, ritornato sano e salvo dalla prima guerra mondiale e attribuendone il merito a una immaginetta riproducente l’episodio che portava sempre con sé, molti anni dopo diede incarico di riprodurre la scena dell’immaginetta sul muro della propria casa a un amico di suo figlio Carlo. L’amico ed esecutore dell’opera nel 1939 fu Stucchi Ettore (1919-1970), detto Turino del Crapa.
L’affresco (215cm x 170cm) è ancora ben conservato per la volontà del committente che fece promettere ai figli di conservare l’opera come fosse una reliquia.