NAVIGA NEL SITO:
NAVIGA NELLE CORTI:
Curt del Lazarèt
Periodo Storico XV sec.
PERCORSO GUIDATO
- Castelètt
- Curt del Feré
- Curt di Beghèi
- Curt del Móc
- Curt del Mamau
- Curt de l'Era
- Curt di Galimbèrt
- Curt de Teodoro
- Curt di Stüchett
- Curt de Carulina
- Curt di Burlàcch
- Curt di Baretétt
- Curt de la Torr
- Curt di Perèi
- Curt del Frâ
- Curt del Galètt
- Curt del Buteghén
- Curt del Furnu
- Curt di Barèi
- Curt di Sasinèi
- Curt di Büsnaghèi
- Curt de l'Acli
- Curt di Gerlé
- Curt di Milanés
- Curt de Giuòn
- Curt de Sansón
- Curt del Gaina
- Curt di Marta
- Curt de Marsili
- ex Curt del Poss
- Curt del Lazarèt
- Villa Brasca
- Curt del Catafòm
- Curt di Campé
- Curt di Briosc
- Câ del Curàt
- Curt Gronda
- Curt di Pisàcch
- Curt de Carlòn
- La Peschèra
La corte del Lazzaretto deriva il nome dal fatto di essere stata adibita a luogo di ricovero degli ammalati durante l’epidemia di colera del 1855 e non, come la maggior parte della gente ancora crede, in seguito alla peste del 1630.
Sicuramente aveva origini antichissime: l’esistenza di una torre colombera a scopo difensivo, attestata dai documenti, ci riporta all’epoca medioevale. Sappiamo che nel sec. XV apparteneva alla ricca famiglia milanese dei Figini e si articolava in un unico corpo di fabbrica prospiciente il lato nord. Verso la fine del sec. XVI l’edificio si smembrò in due proprietà: una parte fu acquistata dal milanese Battista Albani, l’altra da Antonio Maria Garimboldi di Verderio. Quindi nella seconda metà del sec. XVII passò rispettivamente alla famiglia dei Cazzola e dei Riva: i Cazzola possedevano la porzione vicino alla strada e consisteva in una “casa da massaro in conto di lavorerio”; la parte attigua dei Riva era invece una “casa d’affitto”.
Nel 1772 il rev. Antonio Riva vendette la sua proprietà a Giovanni Antonio Vincemalia di Brentana. Dall’istrumento di vendita si ricava che il fabbricato era composto da due locali al pianterreno con due stanze al piano superiore con davanti un portico; una stalla con sovrastante fienile e in capo” la colombera”, il cui piano inferiore era adibito a cantina con il torchio del vino. Nell’angolo orientale vi era il forno comune e il pollaio.
Fu probabilmente allora che la corte fu ampliata, assumendo la fisionomia a “corte chiusa” (quale ci è dato vedere nella mappa catastale del 1856) con l’aggiunta dell’ala orientale e meridionale. Alla fine del XVIII secolo l’intero immobile fu acquistato da Odoardo Biffi, quindi nel 1815 fu venduto al conte Giacomo Mellerio: il torchio (con albero con quattro vergini e la vite con la pietra di vivo) era inservibile. Nel 1842 questo caseggiato colonico fu acquistato da Angelo Annovazzi e alla fine del secolo scorso passò ai Brasca.
Nel 1980, fu acquistata dal comune che ne ha ricavato alloggi sociali, una palestra, un auditorium e il consultorio medico. Oggi la corte è residenziale e ospita “La casa del sorriso”.